1st TRIESTE INTERNATIONAL DRAMA SLAM

Trieste, 3 giugno, Teatro Basaglia, ore 20.30

è il format di un concorso letterario per drammaturghi e per coloro che vogliono diventarlo.

Il primo drama slam si è tenuto il 12 novembre 2007 all’Ensembletheater di Vienna.
Drama Slam vengono rappresentati a San Pietroburgo e Berlino.
Trieste è la prima città italiana a far parte del circuito internazionale http://www.dramaslam.eu.
Il primo drama slam italiano nasce sul Carso.

Il format prende spunto dal Poetry Slam, esteso all’arte drammatica e all’improvvisazione.
L’ASSOCIAZIONE NADIR PRO, in collaborazione con Trieste International Slam, format originato dal gruppo di poeti Gli Ammutinati, organizza la prima edizione italiana.
Il primo drama slam italiano si terrà domenica 3 giugno a Trieste, ed è parte integrante della rassegna Oh Poetico Parco, giunta alla quinta edizione. Si vuole rinnovare il tradizionale obiettivo aperto all’esplorazione del concetto di ‘poesia’ nelle sue accezioni contemporanee, attraverso il coinvolgimento di tutte le modalità artistiche, per offrire un’esperienza di condivisione nella suggestiva cornice del Parco di San Giovanni.
Gli appuntamenti di Oh Poetico Parco avranno luogo il primo weekend di giugno (venerdì 1, sabato 2 e domenica 3) presso il Teatrino ‘Franco e Franca Basaglia’ (via Weiss 13, Parco di San Giovanni, Trieste). La novità della rassegna è rappresentata dal tema: in concomitanza con il centenario dalla pubblicazione de “Il mio Carso” di Scipio Slataper, l’Associazione Nadir Pro ha in fase di realizzazione un progetto che comprende la pubblicazione di un libro d’arte con commenti fotografici ad una selezione del testo slataperiano e l’organizzazione e l’allestimento di un evento espositivo ad esso collegato, declinando così le espressioni di una terra, il Carso, il nostro Carso, nella poesia.
La rassegna è a libero accesso e si rivolge a tutti coloro che intendono avvalersi dell’occasione di trascorrere alcune ore meravigliose nelle miti notti del parco.

…Oh Poetico Parco è un progetto ideato e realizzato da Nadir Pro ( nadirpro.wordpress.com e ohpoeticoparco.wordpress.com). Di seguito il bando dello slam.

BANDO PER DRAMMATURGHI, ATTORI, GIURIA POPOLARE

DRAMMATURGHI
I drammaturghi devono inviare un solo testo che non superi, interpretato, gli 8 minuti in scena; il testo può essere ispirato dalle citazioni de “il mio carso” di Slataper.
I testi dovranno essere dialogici e drammatici.
I drammaturghi devono inviare una biografia di max 1000 caratteri spazi inclusi.
I due file (opera e bio) vanno mandati in formato word entro e non oltre il 18 maggio 2012 a triesteslam@gmail.com.
L’organizzazione sceglie da 3 a 5 testi da eseguire durante la gara serale.
L’autore dichiarerà di aver capito le regole del bando
I testi di autori stranieri sono ammessi, ma oltre allo scritto in lingua originale dovrà pervenire la traduzione in italiano.
I drammaturghi devono dichiarare via mail di aver ben compreso le regole, spiegate nel bando.
I drammaturghi devono altresì dichiarare via mail se hanno la possibilità di essere personalmente presenti alla serata del Drama Slam e dirigere gli attori. Nel caso non possano essere presenti personalmente, possono inviare un sostituto per le consulenze che riguardano la regia, altrimenti vengono scartati e si passa ad un altro testo nella lista di preferenze che la giuria ha stilato.

CASTING ATTORIALE
Gli attori interessati potranno inviare la loro candidatura sempre via mail a triesteslam@gmail.com unitamente a una biografia di max 1000 caratteri, entro e non oltre il 18 maggio 2012, prorogabile se la giuria riterrà di non aver trovato attori con forti capacità di improvvisazione. Ad aprile, se la giuria riterrà di aver trovato gli attori, potrà chiudere le selezioni, dandone comunicazione sul sito di Oh Poetico Parco.
Il 19 aprile si terrà un casting presso la Sala al pianterreno del Padiglione M (via de Pastrovich, 1 |d5/d6), all’interno del Parco di San Giovanni di Trieste nelle vicinanze del bar Posto delle Fragole; la giuria accoglierà le candidature e sceglierà gli attori per un laboratorio attoriale gratuito.
Ainfatti, al fine di garantire allo slam attori preparati, sarà attivato un breve laboratorio attoriale con Gualtiero Giorgini; al termine di questo percorso, la giuria selezionerà 2 attori e 2 attrici, nonché le riserve, secondo le modalità descritte successivamente.

GIURIA POPOLARE
Chi è interessato potrà iscriversi alla giuria popolare, spedendo una mail con “Oggetto: GIURIA” a triesteslam@gmail.com, entro il 25 maggio 2012; alla giuria popolare potranno iscriversi un massimo di 50 persone, accettando il regolamento delle votazioni descritto successivamente; le persone iscritte alla giuria popolare che non si presenteranno per confermare l’iscrizione e quelle che non parteciperanno a tutte le votazioni saranno squalificate.

SELEZIONE OPERE E CASTING ATTORIALE
I testi e gli attori saranno selezionati da un’assemblea presieduta dal regista e attore Gualtiero Giorgini. Altri membri di questa assemblea sono: Matteo Danieli (EmCee), Barbara Sinicco (regista e attrice), Daniela Sartogo (press office); Micaela Pini (socia di NADIR PRO), Christian Sinicco (EmCee, NADIR PRO), Ilaria Liparesi (socia di NADIR PRO), Luca Signorini, Beatrice Biggio (collaboratrice Fucine Mute Webmagazine – http://www.fucine.com), Luca Gabrielli (artista), Francesca Corrado (attrice) e Marco Spanò (Presidente di NADIR PRO).

I testi pervenuti saranno modificati esclusivamente per realizzare le copie da distribuire agli attori (2 uomini, 2 donne) durante lo show.

GIURIA POPOLARE E PREMI
I testi finalisti saranno giudicati da una giuria popolare; a ogni giurato sarà consegnata una cartella personalizzata; le schedine di votazione (3 per ogni opera) presenteranno i seguenti punteggi: 1, 2, 4; le schedine saranno inoltre contrassegnate col titolo dell’opera e con il nome del drammaturgo; presenteranno anche il nome e cognome del giurato, scritto a penna alla consegna della cartella.
Al termine di ogni rappresentazione, i presentatori o un aiutante passeranno con un urna (ne è prevista una per ogni autore) e il giurato potrà votare inserendo una schedina per opera. Nel caso un giurato non abbia partecipato anche a una sola delle votazioni, tutte le altre sue schedine saranno eliminate dalle urne. Infatti i punteggi dati da ogni giurato vanno sommati e decretano il vincitore della gara.
I premi o i cachet per scrittori e attori saranno definiti entro la scadenza del presente bando e pubblicati sul sito di Nadir Pro e Oh Poetico Parco.

COMPOSIZIONE DEL TEAM ATTORIALE:
Il basic-kit attoriale è composto da 4 persone, 2 maschi e 2 femmine, che differiscono in appeal e struttura del corpo.

LA SCENA
Lo spettacolo viene allestito su un palcoscenico teatrale comune (presso il Teatro Basaglia all’interno del Parco di San Giovanni), con camerini per gli attori e platea esterna per il pubblico – in caso di pioggia, il palco interno. Nelle prime file si sistemerà la giuria.

La scenografia di Luca Gabrielli, presenta:

uno sfondo statico (in tela libera) riportante una composizione di segni e forme rappresentante archetipi costruttivi rurali immersi nella natura del Carso (riferimento agli artisti Lojze Spacal http://spacal.net/eng/index20.htm e Avgust Černigoj http://museums.si/Artists/details/21);

un elemento centrale retroproiettabile, raffigurante un blocco di pietra calcarea dalle forme complesse. La retroproiezione consisterà in un video d’animazione realizzato in stop motion;

un insieme di elementi scenici flessibili (in tutto quattro) utilizzabili sia come piani di appoggio (es. scranni, tavoli, su cui possono poggiare bicchieri, bottiglie, snack) sia come oggetti liberamente interpretabili.

Nel suo insieme la scenografia vuole rappresentare un “paesaggio interiore”: una geografia di simboli ed immagini.


CITAZIONI DA “IL MIO CARSO” DI SCIPIO SLATAPER:

l’assemblea guidata da Gualtiero Giorgini selezionerà sulla base di alcuni elementi (parole/concetti/immagini) del libro di Slataper riscontrabili nei lavori pervenuti:

Il nostro giardino era pieno d’alberi. C’era un ippocastano rosso con due rami a forca che per salire bisognava metterci dentro il piede, e poi non potendolo più levare ci lasciavo la scarpa. Dall’ultime vette vedevo i coppi rossi della nostra casa, pieni di sole e di passeri. C’era una specie di abete, vecchissimo, su cui s’arrampicava una glicinia grossa come un serpente boa, rugosa, scannellata, torta, […] Il fiore del glicine ha un sapore dolciastro-amarognolo, strano, di foglie di pesco e un poco come d’etere.
*
Vorrei dirvi: Sono nato in carso, in una casupola col tetto di paglia annerita dalle piove e dal fumo.
C’era un cane spelacchiato e rauco, due oche infanghite sotto il ventre, una zappa, una vanga, e dal mucchio di concio quasi senza strame scolavano, dopo la ipova, canaletti di succo brunastro.
Vorrei dirvi: Sono nato in Croazia, nella grande foresta di roveri. D’inverno tutto era bianco di neve, la porta non si poteva aprire che a pertugio, e la notte sentivo urlare i lupi. Mamma m’infagottava con cenci le mani gonfie e rosse, e io mi buttavo sul focolaio frignando per il freddo.
Vorrei dirvi: Sono nato nella pianura morava e correvo come una lepre per i lunghi solchi, levando le cornacchie crocidanti. Mi buttavo a pancia a terra, sradicavo una barbabietola e la rosicavo terrosa. Poi son venuto qui, ho tentato di addomesticarmi, ho imparato l’italiano, ho scelto gli amici fra i giovani più colti; – ma presto devo tornare in patria perchè qui sto molto male.
*
Amo la piova pesa e violenta. Vien giù staccando le foglie deboli. L’aria e la terra è piena di un trepestio serrato che pare una mandra di torelli. L’uomo si sente come dopo scosso un giogo. Ai primi goccioloni balzo in piedi, allargando le narici. Ecco l’acqua, la buona acqua, la grande libertà.
L’acqua è buona e fresca. Invade ogni cosa. La pietra se ne inumidisce bollente. Se si mette il dito nell’umidiccio intorno ai fusti, si sente come le radici la poppano. Tutte le vite in patimento
respirano libere.
Perchè la terra ha mille patimenti. Su ogni creatura pesa un sasso o un ramo stroncato o una foglia più grande o il terriccio d’una talpa o il passo di qualche animale. Tutti i tronchi hanno una cicatrice
o una ferita. Io mi sdraiavo bocconi sul prato, guardando nell’intorcigliamento dell’erbe, e a volte ero triste.
*
Io sono nato nella grande pianura dove il vento corre tra l’alte erbe inumidendosi le labbra come un giovane cerbiatto, e io l’inseguivo a mani tese, ed emergevo col caldo viso nel cielo. Lontana è la patria; ma il mare luccica il sole, e infinito è il mondo di dà del mare
*
Il monte Kâl è una pietraia. Ma io sto bene su lui. Il mio cappotto aderisce sui sassi come carne su bragia; e se premo, egli non cede: sì le mie mani s’incavano contro i suoi spigoli che vogliono
congiungersi con le mie ossa. Io sono come te freddo e nudo, fratello. Sono solo e infecondo.
Fratello, su di te passa il sole e il polline, ma tu non fiorisci. E il ghiaccio spacca in solchi dritti la pelle, e non sanguini; e non esprimi una pianta per trattenere le nuvole primaverili che sfiorandoti passano oltre e vanno laggiù. Ma l’aria ti abbraccia e ti gravita come grossa coperta su maschio che aspetti invano l’amante. Immobile. La bora aguzza di schegge mi frusta e mi strappa le orecchie. Ho i capelli come aghi di ginepro, e gli occhi sanguinosi e la bocca arida si spalancano in una risata. Bella è la bora. È il tuo respiro, fratello gigante.
*
Penetro con le dita spalancate nell’acqua del mare, come tra i capelli morbidi e resistenti d’una donna; e m’arrovescio sulla superficie a riposarmi. Le piccole onde sbattono mormorando al mio
orecchio, come il cuore della donna all’amante che riposa su di lei.
Allargo lo sguardo: e il mare s’increspa sotto il sole. La sua anima è quieta e serena, ed egli si stende sulla spiaggia soffice e si culla cantandosi piccole parole; e cerca con dita di bimbo le
conchigline e i granchietti fra la ghiaiola della riva.
*
Mi riposo sul mare. Passano sul cielo bianche nuvole e migrano. Se sollevo un poco la testa vedo tremare gli ulivi di Muggia: nientt’altro. Il riposo è grande e infinito. Una barca apre lenta la vela, si sbanda leggermente, e esita. Poi va, raccogliendosi il poco vento. Io sono qui, portato dallo smuoversi lento dell’onde increspate.
E il mare mi porta lontano dove io non veda altro che mare e cielo, e tutto sia zitto e pace. Apro la bocca e fra i denti mi scorre l’acqua salsa, e il corpo si lascia calare lentamente nel mare.
*
Ho voglia di cose lievi,
dove mi conduce un volo
di rondine, l’orecchio
sfiorandomo. Il sole è tiepido
come guancia adolescente.
Camminando leggermente
vado verso a bianchi meli.

Lunghesso la strada
un ramo d’olivo
il volto mi tocca.
Cose fresche! Rose
gonfie di rugiada;
erba su d’un rivo.
Ah se potessi
baciar la tua bocca!
*
Il notturno sogno dei fiori si disperde come la rugiada della prima alba lo tocca. Eppure volentieri io sentirei le tue labbra sui miei occhi quando la mattina penso così dolcemente.
*
Andiamo per i prati senza sentieri, perchè oggi un tiepido sole ci carezze le palpebre. Camminiamo lungamente, godendoci il sole invernale e le piccole viole fra le foglie dell’edera sparsa sul suolo.
È un giorno che l’anima è portata in alto dal proprio fiato. Se respiriamo, lasciamo bianca, vaporosa traccia di noi nell’aria. Andiamo ancora avanti un poco, dove il sole scalda il tronco del bianco platano, e poggiamoci la fronte leggera. Sotto ai piedi fruscia l’erba nuova, mentre andiamo tenendoci stretti per mano e guardando tra le ciglia.
*
Il carso è un paese di calcari e ginepri. Un grido terribile, impietrito. Macigni grigi di piova e licheni, scontorti, fenduti, aguzzi. Ginepri aridi.
Lunghe ore di calcare e di ginepri. L’erba è setolosa. Bora. Sole.
La terra è senza pace, senza congiunture. Non ha un campo per distendersi. Ogni suo tentativo è spaccato e inabissato. Grotte fredde, oscure. La goccia, portando con sè tutto il terriccio rubato, cade regolare, misteriosamente, da centomila anni, e ancora altri da centomila.
*
Ho ritrovato il mio carso in un periodo della mia vita in cui avevo bisogno d’andar lontano.
Camminavo spesso, lento, alle rive per veder la gente che partiva. Studiavo l’orario dei piroscafi lloydiani, e se avessi avuto qualche centinaio di corone sarei andato in Dalmazia, a Cattaro, e poi mi sarei arrampicato su fino a Cettigne, poi chissà? nell’interno della Croazia dove c’è boschi immensi e bisogna cavalcare lunghe ore per arrivare a una casipola di legno bigio.
*
Carso, che sei duro e buono! Non hai riposo, e stai nudo al ghiaccio e all’agosto, mio carso, rotto e affannoso verso una linea di montagne per correre a una meta; ma le montagne si frantumano, la valle si rinchiude, il torrente sparisce nel suolo. Tutta l’acqua s’inabissa nelle tue spaccature; e il lichene secco ingrigia sulla roccia bianca, gli occhi vacillano nell’inferno d’agosto. Non c’è tregua.
Il mio carso è duro e buono. Ogni suo filo d’erba ha spaccato la roccia per spuntare, ogni suo fiore ha bevuto l’arsura per aprirsi. Per questo il suo latte è sano e il suo miele odoroso.
*
Noi vogliamo bene a Trieste per l’anima in tormento che ci ha data. Essa ci strappa dai nostri dolori, e ci fa suoi, e ci fa fratelli di tutte le patrie combattute. Essa ci ha tirato su per la lotta e il
dovere. E se da queste piante d’Africa e Asia che le sue merci seminano fra i magazzini, se dalla sua Borsa dove il telegrafo di Turchia e Portorico batte calmo la nuova base di ricchezza, se dal suo sforzo di vita, dalla sua anima crucciata e rotta s’afferma nel mondo una nuova volontà, Trieste è benedetta d’averci fatto vivere senza pace nè gloria. Noi ti vogliamo bene e ti benediciamo, perchè siamo contenti di magari morire nel tuo fuoco.
*
Ah, fratelli come sarebbe bello poter esser sicuri e superbi, e godere della propria intelligenza, saccheggiare i grandi campi rigogliosi con la giovane forza, e sapere e comandare e possedere! Ma
noi, tesi di orgoglio, con il cuore che ci scotta di vergogna, vi tendiamo la mano, e vi preghiamo d’esser giusti con noi come noi cerchiamo di esser giusti con voi. Perchè noi vi amiamo, fratelli, e
speriamo che ci amerete. Noi vogliamo amare e lavorare.

LO SPETTACOLO
I presentatori (EmCee) dopo aver salutato il pubblico e spiegato le regole, fanno estrarre i testi in gara al pubblico, leggono ad alta voce i titoli e il nome e cognome degli scrittori, assicurandosi che il pubblico e la giuria popolare li abbiano sentiti. Spiegano brevemente i contenuti dei drammi. Un presentatore o un assistente dei presentatori è responsabile del cronometro, altri due assistenti terranno la lista dei giurati e svolgeranno le pratiche di scrutinio.

I testi da interpretare vengono “pescati” in modo casuale da parte di membri del pubblico che non siano in giuria, uno dopo l’altro, durante la manifestazione. Sono contenuti in plichi senza nome (Quindi gli attori vedono i testi per la prima volta e i drammaturghi/registi non hanno in nessun caso la possibilità di prepararli prima della gara, non essendoci un ordine prestabilito per le interpretazioni).

Ogni regista/drammaturgo, ha 2 minuti di tempo per assegnare le parti e per introdurre il pubblico, con l’ausilio dei presentatori, alla messa a punto del suo testo. Gli attori sono autorizzati a dare consigli al regista/drammaturgo.
Il regista/drammaturgo decide anche se le didascalie siano lette ad alta voce o semplicemente “silenziate”.
Dopo 2 minuti il regista/drammaturgo deve lasciare il palcoscenico, e gli attori hanno 8 minuti di tempo per eseguire il testo che hanno tra le mani per la prima volta (si tratta, in pratica, di una prima lettura).
Il regista/drammaturgo non prende parte all’interpretazione del suo testo.
Durante la performance il regista/drammaturgo ha la possibilità di fare un minuto di TIME-OUT, apportare modifiche alla regia, cambiare i ruoli, far saltare parti del testo o qualsiasi altra cosa venga in mente. Cambiamenti e eventuali note di regia saranno comunicate agli assistenti dei presentatori, che possiedono copia dello spartito originale, trattandosi di decisioni di regia.
Dopo 8 minuti cronometrati la performance attoriale viene interrotta.

Al termine della rappresentazione i presentatori, i loro assistenti e il pubblico, discuteranno brevemente della realizzazione. Sarà compito dei presentatori migliorare il processo democratico nel corso della serata, affinché ogni voce sia ascoltata e ogni voto del pubblico risulti il più possibile giusto, rispetto le performance ascoltate. Può accadere infatti che le prime esibizioni non siano ben giudicate, poiché la giuria popolare non sa come si vota, è fredda, e si entusiasma successivamente.
Dopo questa, comunque breve, analisi, si vota, secondo il procedimento spiegato in precedenza.

Il Drama Slam è considerato un formato open source e potrebbe esser eseguito in tutto il mondo in qualsiasi lingua. Gli organizzatori vogliono indicare il “codice sorgente”, cioè lo slam viennese: un ringraziamento va a Jimi Lend, il suo primo organizzatore. Si vogliono ringraziare i soci di Nadir Pro che hanno fortemente voluto organizzare lo Slam.

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